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Giorgia Meloni, lettera all'Ue e "maggiore flessibilità": la risposta
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Giorgia Meloni, lettera all’Ue e “maggiore flessibilità”. Come ha risposto Bruxelles

Discorso di Giorgia Meloni durante l'incontro con Cancelliere Federale austriaco

La lettera di Giorgia Meloni all’Ue e la risposta di Bruxelles. La richiesta di maggiore flessibilità e la cautela di Bruxelles.

Giorgia Meloni, dopo le recenti querelle interne all’Italia con le opposizioni, apre un nuovo confronto con Bruxelles sulla gestione dei conti pubblici alla luce della crisi energetica legata alla guerra in Iran. La presidente del Consiglio ha inviato una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per chiedere che, nella valutazione del rispetto del percorso concordato per la spesa pubblica italiana, vengano considerati alcuni “fattori rilevanti”.

Giorgia Meloni e Ursula von der Leyen si incontrano all’ingresso della conferenza
Giorgia Meloni e Ursula von der Leyen – newsmondo.it

Il contenuto della lettera della Meloni all’Ue

Al centro della richiesta c’è soprattutto l’impatto dell’inflazione. Secondo Meloni, infatti, l’aumento dei prezzi può far crescere automaticamente alcune voci di spesa pubblica, senza che il governo possa intervenire direttamente per contenerle. La presidente del Consiglio definisce la questione “urgente” e chiede che venga affrontata alla prossima riunione dell’Ecofin, prevista venerdì a Lussemburgo.

Nella lettera Meloni sottolinea la tensione sui mercati dell’energia. “Il prezzo del petrolio greggio in euro è superiore di quasi l’80% rispetto all’inizio dell’anno; il gas naturale costa il 156% in più”, scrive, evidenziando come le prospettive di una rapida soluzione della crisi in Medio Oriente siano state deluse.

La presidente del Consiglio chiede inoltre di poter utilizzare almeno una parte delle entrate supplementari per contenere temporaneamente e in modo mirato l’aumento dei costi energetici. Un’altra criticità riguarda il limite alla crescita della spesa netta, fissato in termini nominali. Un’inflazione superiore alle previsioni potrebbe infatti determinare un aumento delle uscite pubbliche non direttamente controllabile dal governo.

Meloni indica come esempio le pensioni, legate ai prezzi al consumo con uno sfasamento temporale. In Italia, sostiene, la quota di spesa direttamente interessata da un’inflazione significativamente superiore alle previsioni equivale al 20,4% del Pil. Un ulteriore 12% del Pil riguarda altre componenti della spesa che risentirebbero già nel 2027 di prezzi più elevati.

La risposta dell’Ue

La Commissione europea, però, ricorda che una maggiore flessibilità è già prevista. La portavoce Paula Pinho ha spiegato che Bruxelles ha esteso all’energia la clausola di salvaguardia nazionale, inizialmente prevista per la difesa. Il portavoce per l’Economia Balazs Ujvari ha precisato che questa possibilità consente agli Stati di discostarsi dal percorso della spesa netta fino allo 0,6% del Pil tra febbraio 2026 e la fine del 2028.

L’Italia ha già presentato, circa due settimane fa, una richiesta di attivazione della clausola. La domanda, ha spiegato Ujvari, è attualmente all’esame della Commissione.

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ultimo aggiornamento: 2 Ottobre 2026 8:31

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